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La sorveglianza dei casi di AIDS ha fornito a tutt’ oggi informazioni estremamente utili sull’epidemia dell’infezione da HIV in Italia consentendo di conoscere l’andamento temporale e le caratteristiche dei pazienti con AIDS, nonché di stimare le infezioni da HIV avvenute negli anni passati attraverso modelli matematici.
Dal 1996 è stata osservata in Italia, come nella maggior parte dei paesi industrializzati, una diminuzione dei nuovi casi di AIDS e dei decessi ad essa correlati rispetto al 1995. Da allora si è osservato un continuo decremento delle diagnosi e dei decessi, principalmente attribuibile all'aumento del tempo di incubazione piuttosto che ad una diminuzione delle infezioni. Tali risultati sono stati ottenuti con l’introduzione di nuovi farmaci antivirali in grado di modificare la storia naturale di questa malattia. I cambiamenti hanno reso quindi sempre più difficile la stima delle infezioni da HIV e dimostrano come non sia assolutamente più possibile identificare le modifiche recenti nella diffusione del virus sulla base delle segnalazioni dei casi di AIDS.
Al fine di ovviare a tale carenza, pur esistendo sistemi locali di sorveglianza HIV dal 1985, il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha emanato il 31.03.2008, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 175 del 28 luglio 2008, il Decreto: “Istituzione del sistema di sorveglianza delle nuove diagnosi di infezioni da HIV”, che rende obbligatoria la notifica dell’infezione da Virus dell’Immunodeficienza Umana, inserendo tale condizione nell’elenco delle malattie di cui alla classe III del decreto del Ministro della Sanità del 15/12/1990 “Sistema informativo delle malattie infettive e diffusive”. L’introduzione dell’obbligo di segnalazione discende dalla necessità di implementare un sistema di sorveglianza finalizzato a descrivere l’andamento, le dimensioni e le caratteristiche dell'epidemia da HIV in Italia, al fine di ricavare ulteriori e più dettagliati elementi per la programmazione degli interventi di sanità pubblica e per la prevenzione. Sulla base delle esperienze maturate dall’Osservatorio epidemiologico di Modena e da quello della provincia di Rimini, dopo aver sentito anche la Commissione regionale di lotta all’AIDS, la Regione Emilia-Romagna ha attivato nel 2009 il sistema di sorveglianza sulla diagnodi di infezione da HIV in tutto il territorio regionale a partire dal 1 gennaio 2009, e retrospettivamente dal 2006, relativamente a tutti nuovi casi di infezione, adulti e pediatrici, con le seguenti modalità:
• le strutture specialistiche di assistenza, unicamente per le persone sieropositive prese in carico, notificano direttamente al Servizio Sanità Pubblica regionale i dati relativi al nuovo caso di infezione, compilando la scheda di sorveglianza relativa; le informazione raccolte sono individuali ma l’identificativo della persona è criptato, nel rispetto della normativa sulla privacy. Qualora la scoperta della positività per HIV coincida con la diagnosi di AIDS conclamato, viene fatta la doppia notifica di caso di infezione e di caso di malattia;
• il Servizio Sanità Pubblica regionale provvede ad inviare al Centro Operativo AIDS (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità i dati ricevuti, anche in questo caso in forma criptata, come previsto dal decreto.
L’Osservatorio modenese
sull’infezione da HIV è attivo dal 1985 e rappresenta i trend storici
dell’epidemia raccogliendo dati relativi non solo alle infezioni riscontrate
presso le strutture ospedaliere, ma anche con l’incrocio dei dati con i
laboratori della provincia, e dal 2009 afferisce al Sistema di Sorveglianza
Regionale di notifica di infezione da HIV. Tuttavia la necessità di
proseguire nel tempo il lavoro intrapreso per qualche tempo ancora manterrà
un proprio Bollettino ai fine di descrivere l’andamento, le dimensioni, le
caratteristiche dell’epidemia da HIV e per fornire elementi per la
programmazione degli interventi di sanità pubblica e per la prevenzione.
Gli Obiettivi
valutare l’incidenza, l’andamento temporale e locale delle nuove diagnosi di infezione da HIV;
stimare la prevalenza dell'infezione da HIV (ovverosia il numero delle persone vive infette) e monitorarne l’andamento nel tempo;
studiare le caratteristiche demografiche, epidemiologiche e cliniche dei soggetti infettati di recente;
studiare la diffusione dell’infezione in popolazioni differenti e in gruppi di popolazioni specifici
utilizzare i dati dei sistemi di sorveglianza come indicatori indiretti dell’impatto di interventi preventivi.
collaborare con il Servizio di Sanità Pubblica della Regione Emilia Romagna.
Dallo studio condotto emerge come la situazione clinica e immunologica al momento della diagnosi di infezione da HIV negli ultimi 19 anni non abbia subito sostanziali modificazioni in termini percentuali nella popolazione studiata. In conclusione, le analisi sul ritardo di diagnosi indicano come, ancora oggi, oltre il 50% delle persone con nuova diagnosi di infezione da HIV si presenti con una situazione immunitaria compromessa e necessiti di terapia antiretrovirale. Emerge quindi come sia urgente individuare in modo sempre più precoce le persone che hanno contratto l’infezione da HIV. Come suggerito è necessario che il test per la diagnosi di infezione da HIV debba essere offerto a tutte le persone, oltre che alle donne in gravidanza. Inoltre è utile che le persone con comportamenti a rischio di infezione eseguano questo test almeno una volta all’anno.
Dr Vanni Borghi: Clinica Malattie Infettive - Policlinico di Modena
Dr Giuliano Carrozzi: Servizio di Epidemiologia Azienda Sanitaria Locale di Modena
Dr.a Marisa Meacci : Servizio di Virologia – Policlinico di Modena
Sig. Fabiano Benedetti : Centro Elaborazione Dati – Policlinico di Modena
Dr.a Letizia Sampaolo: Servizio di Epidemiologia Azienda Sanitaria Locale di Modena