Dalla mano patente al logo unico del Sanitario Sanitario Regionale
Nella cultura cattolica la mano ha sempre rappresentato la carità e quindi l'assistenza.
Gli albori dell'assistenza ospedaliera, che a Modena risalgono al Medio Evo, si rifacevano al concetto più ampio di ospitalità ed assistenza, traendo il loro riferimento dal concetto cristiano di carità: fu infatti il Concilio di Nicea (325) a prescrivere che ogni città si dotasse di un luogo adibito a ospitare pellegrini, poveri e malati.
Solo nel 1758, quando ormai l'esistente ospedale non rispondeva più alla sua funzione perché piccolo ed obsoleto, il Duca Francesco III decretò la costruzione del GRANDE SPEDALE, riformando le istituzioni assistenziali e portandole sotto il suo diretto controllo; riformò gli Statuti del Collegio dei Medici e fondò il Collegio dei Chirurghi, con ciò elevandoli al rango di professionisti.
Da istituzione di origine privata e di carattere religioso l'Ospedale diventò così di diritto pubblico e di carattere laico.
Simbolo di questo cambiamento fu una "mano patente", cioè la palma di una mano aperta con le dita stese, con il motto "Patens omnibus" (e' aperto, accessibile, disponibile per tutti; "c'e' posto per tutti"), che sostituì il precedente simbolo della "mano benedicente" con anulare e mignolo ripiegati, come quella della statua di San Geminiano posta nel 1376 sulla Porta Regia del Duomo modenese.

La cancellata dell'atrio del Grande Spedale portò proprio sulla cimasa, sbalzato in ottone, il nuovo stemma: la mano patente con il motto "Patet omnibus". Ciò a differenza degli stemmi che stanno sopra ai finestroni sovrastanti ai due portoni dell'edificio, che portano la mano benedicente
perché l'edificio fu iniziato nel 1753, sotto la precedente gestione religiosa.
L'insufficienza del Grande Spedale di Modena divenne manifesta a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale, e
portò l'Amministrazione e l'Università a puntare alla costruzione di un nuovo Policlinico vicino a dove, nel Medio Evo, sorgeva l'Ospedale dei lebbrosi: nel 1933 fu indetto un Concorso Nazionale e nel 1938 fu approvato il progetto vincitore; ma solo nel 1951, dopo la pubblicazione della Legge di attuazione, iniziarono i lavori, portati a termine lentamente per la mancanza di fondi, e conclusisi solo nel luglio-agosto 1963.
Poiché l'obiettivo era quello di abbandonare definitivamente, dopo settecento anni, l'antica zona ospedaliera, una parte della cancellata del Grande Spedale, con il suo stemma, fu appesa nella Sala delle Riunioni del Policlinico, dove si trova tuttora, a memoria di origini non dimenticate.


La mano patente fu adottata come simbolo del Policlinico quando - nel 1968 - l'Ospedale acquisì la definizione giuridica di "ente regionale", colorata di giallo su fondo blu in campo araldico, in ciò facendo propri i colori simboli della città.
Oggi il Policlinico di Modena e' un'Azienda, una strada scelta per rendere la sua gestione più efficiente ed efficace, quindi per aumentare la qualità dell'assistenza.
La rivisitazione del "vecchio" logo, in ciò riutilizzando anche il colore verde che caratterizzò tutto l'edificio fin dall'inizio della sua costruzione, e' certo un doveroso ritorno alle radici, e la stilizzazione rappresenta graficamente la volontà di introdurre nella gestione nuovi criteri aziendali.
Nel 2003 fu sostituito dal logo unico per il Servizio sanitario regionale,
nato per affermare un’identità, una cultura ed un’immagine comune,
sviluppare il senso di appartenenza degli operatori e rendere riconoscibile
a tutti “il marchio” di qualità della sanità nella nostra regione.
